Perché TV per ragazzi?

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Perché TV per ragazzi?

PER I MIEI NIPOTI

20/11/2022 by ppadm Edit | 

Gli attori sono delle persone che, da giovani, hanno messo in tasca un pezzetto della loro infanzia, per nutrirsene per tutta la vita. (Max Reinhardt)

Peter Podehl è stato sceneggiatore e regista per la TV dei ragazzi in Germania per quasi 40 anni, e la voluminosa produzione ha lasciato il segno negli animi di tutti i bambini e adolescenti.

La base per tale carriera era sicuramente “Il piccolo Muck“, un film da una favola orientale di Wilhelm Hauff, piena zeppa di fantastici poteri magici e colpi di scena divertenti. Il film fù prodotto nel 1953 dalla DEFA, la cinecittà della neonata Repubblica Democratica Tedesca. Si lavorava in piena libertà dove Peter poteva sfogare tutta la sua fantasia.  Il grande regista e sceneggiatore, Wolfgang Staudte, era il suo maestro, Peter co-autore e aiuto regista, entrambi con marcato spirito giullaresco. Il piccolo Muck era Thomas, mio fratello undicenne, Charlotte lo seguiva passo passo, preparandolo meticolosamente per ogni scena. Il film è stato doppiato in un’infinità di lingue e ha fatto sognare milioni di persone in tutto il mondo. Io l’ho visto anche nella televisione italiana, negli anni ’70.

Libertà da giullare: In una scena di grande confusione, una tappeto orientale viene sfilacciato come se fosse un maglione. Che i tappeti orientali non sono lavorati a maglia era un argomento che per Staudte non contava affatto: non fa niente, è una gag bellissima e farà ridere. E così fù. 

Dopo il grande e meritato successo de “Il piccolo Muck”, la DEFA decise di fare un altro film da favola, una dei Fratelli Grimm, “Il prode piccolo sarto”, la storia di un sarto, piccolo e furbo che combatte contro mosche, giganti, unicorni e cinghiali e vince sempre. E così Peter venne chiamato a Pankow, quartiere berlinese in seguito famoso perché sede della STASI, la potente macchina di spionaggio e intimidazione della popolazione della Germania dell’est. Allora era agli inizi e non ancora tanto noto. Peter doveva illustrare la bozza che aveva scritto per il progetto, e si prese una sonora lavata di testa: Mai più libertà giullaresca, no! Il popolo va educato! Il prode piccolo sarto è Wilhelm Pieck (da poco presidente della Repubblica Democratica), l’uomo del popolo, che ora non sposerà più la principessa, ma la sua serva. – Salvo poi diventare re lo stesso.

Peter aveva esperienza di tali imposizioni, tornò a casa e disse a mia madre: “Charlotte, prepara le valigie, ce ne andiamo. Qui non si fa giorno.” 

Nel 1955 ci trasferivamo ad Ovest, Monaco di Baviera, nella Aretinstraße, casetta piccola, giardino grande, soldi pochissimi. Si doveva ripartire da capo. (Nella Germania Ovest, unico paese al mondo, “Il piccolo Muck” non veniva mostrato nei cinema, perché fatta dai cattivi dell’Est). Nella stessa città abitava già da qualche anno il fotografo Stefan Moses, che diventerà poi famoso e fotograferà tutti i grandi del mondo. A suo tempo era stato fotografo di teatro a Weimar, dove Peter e Charlotte si sono conosciuti e hanno recitato nei primi 5 anni del dopoguerra. Disse: „Peter, senti, ho comprato una macchina da presa da 16mm. Scrivi una storia, che la giriamo”. E  Peter scrisse: “Una fortuna da sperperare“.

Attore principale era Asso, il grande cane pastore nero e bonaccione dei nostri vicini di casa, nostro compagno di giochi. Nel film, i padroni di Asso vanno in vacanza, e Thomas, il piccolo Muck un po’ cresciuto, viene incaricato ad accudirlo.

Asso

Lo fa, già nella realtà lo ha fatto varie volte. I due sono amici. Poi i padroni tornano e gli danno 2 marchi e un grande grazie. Thomas parte con Asso alla ricerca di come spendere questa somma ingente.  Girano per Monaco, cercano, guardano e annusano, non trovano nulla di soddisfacente, ma alla fine un chiosco per strada che offre una “Salsiccia gigante per 1 DM” (prezzo esorbitante per gli anni ’50). Thomas ne mangia una, l’altra la divora Asso, il cane.

Ora sorgeva il problema che questa pellicola andava montata. Peter chiese e ottenne in prestito dalla televisione bavarese un “moviscop” con manovella. Ce l’ho ancora, e anche la lampadina funziona ancora. Divenni l’assistente di Peter, tagliavamo, raschiavamo per poter incollare i pezzi nella sequenza giusta, confondevamo gli spezzoni di pellicola, rimettevamo a posto. Per me, la cosa più divina era Asso che, con uno scatto imponente, saltò in aria per acchiappare la salsiccia gigante che Thomas gli aveva tirato e divorarla. Perché girando la manovella dall’altra parte, il cane saltava in aria e risputava la salsiccia. L’avrò mandata avanti e indietro centinaia di volte: Sù, divora salsiccia, giù – e sù, risputa salsiccia, giù. Anche al rallentatore. 

Per vendere questo film Peter andò a bussare alle porte delle nascenti stazioni televisive nei vari Länder, e a Colonia c’era una Signora incaricata di creare una TV per ragazzi (mezz’ora 3 volte a settimana). Contenta dell’offerta, comprò la pellicola e fù l’inizio di una lunga collaborazione tra Peter e la TV di Colonia. La “Fortuna da sperperare” fu trasmessa un bel pomeriggio alle 17.00. Noi non avevamo un televisore e dovevamo andare dai vicini per vedere il nostro primo film in TV.

Il film con Asso era il primo di una serie di pellicole che furono girate per strada, sempre con noi ragazzi e anche i figli dei vicini (padroni di Asso), Marianne e Georg, nelle vacanze di Pasqua, di Pentecoste, d’estate: 

senza commento

“Ferie allo zoo”

Nelle ferie estive, Thomas va a fare il volontario allo zoo ad accudire gli animali. “Hellabrunn”, il grande zoo di Monaco, era a 100 metri da casa, ma la pellicola fù girata a Wuppertal.

Backstage “Ferie allo zoo” – Peter Podehl e il cameraman Albert Ammer

La sinfonia dei giocattoli“,

con con rullanti, raganelle e cucolo che Thomas vuole dirigere con l’orchestra di scuola. Ma prima noi due, Thomas e Claudia, andiamo a indagare, se questa sinfonia è opera di Mozart o di Haydn. Giriamo con il motorino per l’Austria, visitiamo la biblioteca della grande abbazia di Melk e arriviamo fino al confine con l’Ungheria, allora triste e famigerata cortina di ferro.

All’abbazia di  Melk
La strada finisce nel nulla, la cortina di ferro tra Austria e Ungheria – La diapositiva è un po sbiadita

Una città si mette il cappotto

Giravo per Monaco di Baviera ad osservare come la città viene preparata per affrontare i geli l’invernali: p. es. l’acqua a tutte le fontane veniva chiusa e le fontane stesse rivestite di un cappotto di legno.

Claudia in “Una città si mette il cappotto”

Micky Maus addormentato

Claudia e Stephan Podehl (Stephan era mio zio), che sono membri di un club di topolino, scoprono e faranno mettere le manette a un imbroglione che ruba la pensione ai vecchietti.

Claudia e Stephan Podehl

Claudia non vuole essere riconosciuta dall’imbroglione

“Romanza botanica”

Due scolaresche vanno in visita all’orto botanico di Monaco. Un ragazzo di una scolaresca consegna una custodia con dentro un violino all’ingresso, e così fa poco dopo una ragazza dell’altra scolaresca. Al momento del ritiro i due violini vengono scambiati.

Charlotte – Claudia Bortfeld e Thomas Schmidt devono imparare a memoria le prossime battute

La terzina su due ottavi

E` domenica in una grande palazzina con tanti appartamenti. In uno di questi, Thomas suona il pianoforte, estate, le finestre sono aperte.

Una bimba cuce un bottone sul vestito della bambola, una signora allegra stira il vestito di seta perché la sera si va a teatro, e un uomo sonnolento, che ha già fatto le ore piccole la sera prima, vuole farsi la doccia.

La bimba ero io, la signora allegra Charlotte, il sonnolento in pigiama Peter.

Quindi Thomas suona e giunge al punto fatidico delle terzine sugli ottavi. Ovviamente non ci riesce, confonde tasti, dita, ritmi, suoni e melodie, e si ingarbuglia sempre di più. Creando scompiglio in tutta la palazzina: la bimba si punge con l’ago, scorre sangue, la signora intraprendente ha risposto al telefono dimenticando il ferro fermo sul vestito, che guaio! il sonnolento apre il rubinetto e la doccia gli schizza acqua gelida in faccia. 

Non mi ricordo chi altro faceva parte di questa storia. Comunque Thomas riprova,  sempre più rabbioso, una terzina con la mano destra, 2 ottavi con la sinistra, e alla fine ci riesce. La situazione si distende. 

La bimba ha fasciato il dito incidentato, la signora allegra nasconde la bruciatura del ferro sotto una vistosa rosa di stoffa, l’uomo ora non più sonnolento si asciuga. Alla fine Thomas suona nuovamente tutto il pezzo. Quando arriva al passo difficile, tutti trattengono il respiro, ma lui lo suona con nonchalance. La domenica è salva.

Thomas suona una terzina su due ottavi

Molte di queste storia nascevano in famiglia, a tavola, tutti contribuivano, idea bellissima, no! pessima, balorda, impossibile, il tutto tra grandi risate. Si partiva da un titolo strambo intorno al quale poi si sviluppava la storia – per chi capisce il tedesco: una lista di tali titoli la trovate qui. Per alcuni anni si andava a Pasqua con un maggiolino a La Mortola, sulla costa ligure, al confine con la Francia. Durante il lungo viaggio, stretto per me e Thomas sul sedile posteriore, perché tra noi erano collocate coperte per tutta la famiglia, abbiamo inventato le avventure più bizzarre di Jakopp und Elisabett (comprensibile anche da chi non capisce il tedesco), una coppia alquanto dispara, lui, Jörg Wisbeck, il nostro scenografo, alto un metro e novantadue, e Charlotte, alta un metro e cinquantacinque.  

“Storia di una matita”

Ai compleanni dei mie amici e compagni di classe si usava giocare al seguente gioco: Ognuno aveva un pezzo di carta e ci scriveva un nome. Poi piegava il foglio in modo da coprire il nome e lo passava al vicino di destra, ricevendone uno da sinistra. Si scriveva ora il verbo, lo si copriva di nuovo, passando avanti il foglietto. Poi si scriveva come si faceva la cosa e poi ancora dove. Poi si srotolava tutto il pezzo di carta e si leggeva la frase così composta. Le risate erano garantite. Mi ricordo ancora oggi: “Giorgio corre lunatico nella cannuccia”.

Ovviamente, questo gioco faceva parte del nuovo film da girare. Non ricordo le altre avventure della matita, ma dopo la vivace festa di compleanno, la mamma sgrulla la tovaglia dalla finestra e la matita vola direttamente nelle mani di un poeta pazzo che proprio in questo momento passa lì sotto. Anche la matita che vola l’ho girata avanti e indietro mille volte. La matita è l’ispirazione giusta, e il poeta scriverà la seguente poesia:

Una molecola
faceva sù e giù
nella folla.
Mentre un atomo
dell’elemento bromo
lampeggiava.

In tedesco fa rima, ovviamente.

© Claudia Podehl 20.11.2022